Storytelling e fake news: responsabilità e conseguenze del raccontare online
Venerdì 13 marzo, ore 10:30 – Padiglione Spadolini – Stand W47
Relatrice: Francesca Ricci, Segretaria nazionale Uil Scuola – Giornalista Professionista
Sui social media, nelle app di messaggistica, nei vlog e nelle stories, milioni di persone ogni giorno raccontano frammenti della propria vita: un pensiero, un’immagine, un evento, una emozione. Questa narrazione frammentaria e istantanea risponde a un bisogno profondessere visti, essere riconosciuti, esistere nel racconto. Il sé viene costruito e legittimato attraverso lo sguardo dell’altro.
Ma questa esposizione narrativa ha un prezzo: l’identità può essere filtrata, costruita, omologata. Spesso, il “raccontarsi” sui media digitali è condizionato da logiche di consenso, estetica, prestazione. Si racconta non tanto per essere, ma per piacere, colpire, performare. In ambito educativo, diventa essenziale aiutare le nuove generazioni a distinguere tra narrazione autentica e narrazione costruita per compiacere uno sguardo esterno.
Ugualmente, ma con verso opposto, i giovani usano video, meme, podcast, per esprimere disagio, ingiustizia, protesta. Educare a questo tipo di narrazione significa offrire strumenti per interpretare criticamente il mondo, ma anche per trasformarlo.
In questo senso, raccontare per esistere è un atto fondamentale di espressione e consapevolezza, ma necessita di essere educato, sostenuto, criticamente accompagnato.